Frankenstein di Guillermo del Toro: un film in cui assistiamo alla rinascita di un mostro grazie all’incredibile rivelazione del talento di Jacob Elordi
Frankenstein di Guillermo del Toro: un film in cui assistiamo alla rinascita di un mostro grazie all’incredibile rivelazione del talento di Jacob Elordi

Il Frankenstein di Guillermo Del Toro, disponibile su Netflix, non è un adattamento horror, non è un semplice remake di qualcosa di già visto.
E’ qualcosa di più: ci parla della crudeltà e della disumanizzazione del mondo vista con gli occhi della Creatura creata dal dottore. Offre un adattamento che fonde meraviglia visiva e profonda introspezione, rendendo omaggio al romanzo immortale di Mary Shelley. Non si tratta di una semplice rivisitazione del mito dell’uomo che osa “giocare a fare Dio”: è un viaggio nell’anima, dove il mostro diventa specchio dell’umanità.
Il cast
Nel ruolo del tormentato scienziato Victor Frankenstein troviamo Oscar Isaac, che offre un’interpretazione intensa e malinconica, mentre è Jacob Elordi a sorprendere e incantare nel ruolo della Creatura. È proprio quest’ultima performance, potente e inaspettata, a dare nuova linfa al mito. Come ha raccontato del Toro in un’intervista a Entertainment Weekly, il momento in cui ha capito che Elordi era la scelta perfetta è stato immediato:
Quando ho parlato con Jacob la prima volta su Zoom, ho mandato un messaggio a Oscar e gli ho scritto: L’ho trovato. Se l’essenza dell’attore combacia con quella del personaggio, non puoi fallire.
Jacob Elordi in Frankenstein
La sua interpretazione si distingue non solo per la fisicità, ma anche per la voce, sviluppata in modo organico durante le riprese. Lo stesso Elordi ha spiegato che il regista lo incoraggiava ogni giorno a esplorare nuovi suoni e sfumature, fino a trovare un “canto gutturale tibetano” che rappresentasse il dolore della Creatura. “La voce nasce da ogni cicatrice, da ogni ricordo, da ogni frammento di vita vissuta,” ha detto l’attore, descrivendo un processo tanto viscerale quanto poetico.
Nel suo sguardo puro e disarmato, la Creatura comprende che cercare serenità in un mondo dominato da crudeltà, paura e sopraffazione è un’impresa quasi impossibile. Ed è proprio questa consapevolezza, unita all’impossibilità di porre fine alla propria esistenza, a trasformare l’immortalità non in un dono, ma in una condanna. Guillermo del Toro riesce a trasmettere con rara sensibilità il dolore e il tormento di questo essere condannato a vivere per sempre senza trovare pace.
A rendere tutto ancora più intenso è l’interpretazione di Jacob Elordi, che abbandona la sua bellezza patinata per restituire un personaggio fragile, profondo, disperatamente umano. Il suo mostro non urla, non esplode: parla con lo sguardo, con i silenzi, con la gestualità misurata. È in quella sottrazione che si rivela la sua forza attoriale, ed è così che Elordi firma la sua prova più autentica e sorprendente.
La Creatura di Del Toro parla soprattutto con lo sguardo: Jacob Elordi regge l’intero film con una profondità emotiva che conferma, senza dubbi, la sua statura da grande attore. Il risultato è un’opera intensa, raffinata e sorprendentemente toccante.
E sì, dura 149 minuti — ma non lasciatevi intimidire: ogni scena merita di essere gustata. Frankenstein è uno di quei film che servono, un racconto umano travestito da horror, e siamo quasi obbligati a ringraziare Netflix per aver trasformato in realtà il sogno d’infanzia di Del Toro nel dirigerlo.





