Prendi tre tra le donne più belle  di Hollywood, mettici un pò di humor americano e mixa dando al film un titolo più scontato dei saldi estivi, ed ecco il risultato:  Mother’s Day, diretto da Garry Marshall, il film che non ti fa augurare anche la Festa del Papà.

Jennifer Aniston, Julia Roberts e Kate Hudson sono le protagoniste della pellicola che mira,  o cerca di farlo, ad esaltare il legame materno attraverso una seri di episodi e vicissitudini che si intrecciano durante tutto l’arco del film.  Jason Sudeikis è il protagonista maschile; questo ci permette di percepire la scarsità di testosterone presente nel film .
La cosa che salta subito all’occhio, già guardando semplicemente la locandina, è il taglio di capelli riservato a Julia Roberts. Liberamente ispirato ad un colabrodo.
La seconda è che il film è l’incarnazione del Product Placement, Apple e Samsung a tutto spiano.

Il MAI candidato all’Oscar ‘Mother’s Day’, è ambientato ad Atlanta. Qui troviamo le storie di una madre divorziata, di una donna che cerca di trovare la madre naturale; e di madri in attesa, single, matrigne, madri gay, madri assenti o lontane, madri di ogni tipo… tutte che cercano disperatamente di dimostrare quanto ogni madre sia, a suo modo, un’eroina. Tuttavia la cosa che sembra effettivamente dimostrare è che Garry Marshall non dovrebbe occuparsi di film.
Il film vorrebbe imporsi come sintomo  di riflessione sull’evoluzione della società, ma risulta essere una misera vetrina di una strato sociale medio-borghese. Non ci sono poveri, tutti hanno grandi automobili, frequentano palestre e vivono in megaville. 

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Neanche a dirlo, manca la verve, quel QUID che avrebbe reso la pellicola degna di essere guardata.
Troviamo una Jennifer Aniston lamentosa e goffa negli atteggiamenti di rimorchio. Questo vuol dire che, probabilmente, una casalinga qualunque che finisce per guardare il film, potrebbe finire impiccata con il filo della folletto.
Non si crea un’empatia con i personaggi, troppi e stereotipati. La regia è di stampo televisivo e comunque indifendibile.
Ed in più, tra gli errori di tipo GRAVE, c’è la durata del film. Ben 118 minuti. All’inizio della proiezione le maschere presenti in sala distribuiscono lacci emostatici, dopo la prima mezz’ora ne capisci, e soprattutto ne apprezzi, l’utilizzo.

Nella conclusione possiamo dire che se amate la vostra mamma, non fatele vedere questo film!

Giovanna Montano