L’anno nuovo è appena iniziato, ma noi ci rifugiamo nel comfort di un decennio fa fatto di hashtags e filtri. Ma il 2026 è il nuovo 2016?

Buongiorno, è il 2016. O almeno vorremmo che lo fosse. Nelle ultime settimane aprire Tik Tok ed Instagram sembra un tuffo negli anni finali di tumblr. La nostalgia ha preso il sopravvento e Millennials e Gen Z guardano il passato sotto una luce diversa. Nel 2016 l’imperativo erano choker, rossetti matte scurissimi e un’estetica che urlava. Dopo anni di noiosissimo “lusso silenzioso” e colori neutri, il 2026 sta riportando in auge il caos visivo.
Non è solo un ricordo, è un’ossessione che sta riscrivendo le regole del 2026.
Sembrerebbe infatti che la vera moda del 2026 è immaginarsi nel 2016. Lo slogan che saluta la tendenza è “il 2026 è il nuovo 2016”: un auspicio?
All’atto pratico, il 2016 trend si gioca con un filtro blu-rosa su TikTok e Instagram, oltre che con la classica condivisione di foto del passato. Tra le celebs, molte rispolverano vecchi selfie con filtri di Snapchat (e via con orecchie e nasi da orsetto, coniglio, gatto eccetera) e caption particolarmente emotive. Il trend coinvolge anche la musica, con hit dell’epoca spezzettate nei reel, lo sport che rievoca fasti e vittorie del 2016.
Cosa succedeva nel 2016?
Il 2016 non è nato dal nulla: è il riflesso specchiato di un anno in cui la cultura pop viveva la sua apoteosi.
Il Victoria’s Secret Fashion Show era uno degli eventi più attesi dell’anno, con le sorelle Hadid che dominavano la passerella, mentre da casa tutti provavano a replicare quel mosso angelico dei loro capelli. Il Coachella non era solo un festival, era il posto in cui essere: un tempio nel deserto dove l’estetica boho-chic raggiungeva il suo picco tra coroncine di fiori, choker e stivali da cowboy.

In radio, la musica rimaneva il cuore pulsante di quell’anno: Drake dominava le playlist con One Dance e i ritmi di Toronto, mentre Beyoncé pubblicava Lemonade, un visual album monumentale che ha ridefinito il concetto di arte. Taylor Swift elevava il pop a religione con la consacrazione di 1989 come Album of The Year ai Grammy, mentre Rihanna rilasciava il suo ultimo album e rompeva ogni schema con ANTI.

Dopo anni di attesa, Leonardo DiCaprio vinceva finalmente il suo primo Oscar, mentre sul grande schermo esplodeva il fenomeno La La Land: Ryan Gosling ed Emma Stone ci facevano ballare tra i tramonti pastello di Los Angeles. Contemporaneamente, Netflix lanciava Stranger Things, che si sarebbe concluso dieci anni dopo e avrebbe segnato la storia delle serie TV.

L’impero del makeup
Nel makeup era esatto tutto quello che fino al 2025 era considerato sbagliato. Dimenticate le sopracciglia pettinate, i gloss trasparenti e il blush leggero. Nel 2016 i nostri prodotti preferiti erano contouring e illuminante accecante. Ogni full face prevedeva una cut crease, una palette da 40 ombretti e un fondotinta assolutamente matte.

King Kylie (soprannome di Kylie Jenner) dominava il mondo del makeup con i suoi Lip Kit sold-out in pochi secondi, capelli color pastello e un’attitudine che ha inventato il volto di un decennio. E con Kylie Cosmetics nel 2025 ha lanciato una collezione che omaggia le sue radici, tornando ai capelli rosa e turchesi e al makeup calcato.
Selena Gomez veniva incoronata regina di Instagram con il maggior numero di followers in assoluto, e ad oggi il suo brand Rare Beauty ricorda quando la sua founder, all’epoca 24enne, era la It-girl per eccellenza.
Perché lo slogan “il 2026 è il nuovo 2016”?
Non esiste una sola ragione, ma un insieme di fattori. Tornare indietro nel tempo attraverso foto e video che richiamano l’estetica dei social di dieci anni fa è semplice e immediato. Una forma di nostalgia digitale, certo, ma anche una reazione (forse inconscia) alla complessità e instabilità del presente.
C’è poi la componente emotiva legata al modo in cui usavamo i social all’epoca. A differenza di oggi, dove gli algoritmi tendono a esacerbare le polarizzazioni, nel 2014 tutto era più umano: “I social si concentravano più sulle relazioni che sulle reazioni”, ha spiegato la psicologa clinica Tracy King in un’intervista a Glamour US.
A dominare erano aggiornamenti quotidiani, volti familiari, momenti condivisi con leggerezza. Le Stories non esistevano ancora (sarebbero arrivate proprio in quegli anni), e la comunicazione visiva aveva ancora una certa spontaneità.
I social sembravano un ponte autentico tra vita reale e virtuale. Un ponte che si sarebbe incrinato qualche anno dopo, con l’arrivo della pandemia, che ha spostato gran parte delle nostre connessioni sul piano digitale.
Oggi, dietro il revival di quell’epoca, si nasconde un desiderio: vivere il rapporto con il mondo — online e offline — in modo diverso. Un ritorno alla leggerezza, a un tempo in cui la social fatigue non aveva ancora preso il sopravvento.
Stiamo scappando dal minimalismo asettico degli ultimi anni per rifugiarci in un’epoca che era, paradossalmente, più colorata e rumorosa. Spero che non vi siate liberati dei choker, delle camicie a quadri da legare in vita e dei jeans strappati.
Il 2016 è tornato, trasformando il 2026 in una sua versione più ripulita, portando con sé i suoi colori e i suoi hashtag.