Il finale di Stranger Things chiude dieci anni di mito, cultura pop e amicizie straordinarie. Ecco perché la serie resterà per sempre con noi

Finale di Stranger Things - Neomag.

Due ore e otto minuti. Tanto dura l’ultimo episodio di Stranger Things, ma è troppo poco per dire addio a dieci anni di un viaggio che ha cambiato il modo in cui viviamo le serie tv, e forse anche noi stessi. Quello che i fratelli Duffer hanno creato nel 2016 è diventato qualcosa di più di una semplice produzione Netflix: è un universo emotivo, un fenomeno culturale, una comfort zone generazionale.

Nel momento in cui la serie chiude il sipario sulla cittadina di Hawkins, ci rendiamo conto che non stiamo soltanto salutando un prodotto audiovisivo, ma stiamo lasciando andare una parte del nostro immaginario. Una parte che profuma di walkman, biciclette BMX, luci natalizie e amicizie che salvano il mondo.

protagonisti di Stranger Things - Neomag.Neomag (7)

Le prime idee sul progetto

I fratelli Duffer, nel presentare il progetto (all’epoca chiamato Montauk), avevano le idee chiarissime: volevano raccontare l’inquietudine e il fascino degli anni ’80 attraverso gli occhi dei bambini. E ci sono riusciti: citando Spielberg, Stephen King, Carpenter e la cultura pop in ogni fotogramma, ma costruendo qualcosa di unico. Una serie che ha parlato anche di noi, dei nostri dolori, delle nostre scelte.

Il finale di stagione non è solo uno scontro tra Bene e Male. È una riflessione sul tempo che passa, sull’amicizia che resta, sul dolore che forma e sull’amore che salva. Mike, Will, Eleven, Dustin, Lucas, Max: li abbiamo visti crescere. E insieme a loro, siamo cambiati anche noi.

Non una semplice operazione nostalgia

Il messaggio finale arriva forte: anche se il mondo si ribalta, anche se il Sottosopra ti sfiora, puoi sempre scegliere chi essere. Lo dice Undici, quando si libera da chi l’ha sempre definita come “mostro”. Lo dice Will, nel momento più fragile della sua vita, mentre si accetta per ciò che è. E lo dice Hopper, padre ferito e poi ritrovato, quando impara a lasciar andare il passato per credere in un futuro nuovo.

Stranger Things è stato il nostro Stand by Me, il nostro E.T., il nostro Goonies e il nostro IT — tutto insieme, ma con qualcosa in più: la consapevolezza moderna che il passato può essere una casa sicura, ma solo se non ci imprigiona.

Non è una semplice operazione nostalgia. Stranger Things è stato un prisma: ci ha fatto ridere, piangere, tremare. Ci ha insegnato che non c’è nulla di male nell’essere diversi. Che si può essere eroi anche quando si è soli e pieni di paure. Che si può affrontare Vecna (o la vita) se si è circondati dalle persone giuste.

E ora che il portale verso il Sottosopra si chiude per sempre, non possiamo che ringraziare. Per le lacrime, per le risate, per i capelli cotonati e le magliette vintage. Per averci ricordato che, anche in un mondo dominato da algoritmi, la magia esiste ancora.

È davvero la fine? Forse sì. Ma anche, come dice Steve Harrington nella colonna sonora dell’ultimo episodio: “It’s only the end of a new beginning”.

Noi siamo pronti a viverlo. E tu?