Sette ragazzi, una dozzina di furti, tre milioni di dollari in abiti e gioielli rubati alle star. I Bling Ring sono tornati. La gang di Los Angeles torna nel nuovo video “House Tour”

C’è una chiave sotto lo zerbino. È uno dei dettagli più noti della storia vera dei Bling Ring: Paris Hilton era nota per lasciare le chiavi di casa sotto il tappeto, e la banda lo sapeva. Lo sapevano perché studiavano le star online, seguivano i loro movimenti sui social, sapevano quando erano fuori città. Era il 2008, e quella chiave sotto lo zerbino era una metafora perfetta di un’epoca in cui la fama sembrava una porta sempre socchiusa.
Sabrina Carpenter, nel video di “House Tour“, comincia esattamente così: trova una chiave sotto lo zerbino, apre la porta, e porta tre minuti di caos glamour dentro una villa di Los Angeles. Non è una citazione casuale.

Una gang, una storia vera
Tra ottobre 2008 e agosto 2009, sette adolescenti e giovani adulti con base a Calabasas svaligiarono le abitazioni di alcune celebrità per un bottino complessivo di circa 3 milioni di dollari in contanti e beni di lusso. Le vittime? Paris Hilton, Orlando Bloom, Lindsay Lohan, Megan Fox, Rachel Bilson. Non erano furti casuali: erano atti d’amore perverso verso un mondo che sentivano di dover abitare a tutti i costi.
Rachel Lee e Nick Prugo, entrambi diciannovenni, si erano conosciuti al liceo Indian Hills di Los Angeles nel 2006. Erano legati dalla passione per la moda e speravano di iscriversi al Fashion Institute of Design. Non erano criminali nel senso classico del termine. Erano ossessionati dal lusso, dalla fama, dall’idea che certi vestiti, certe borse, certi gioielli potessero trasferire qualcosa di quella vita addosso a loro.
Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles che indagava sul caso chiamò il gruppo “Bling Ring”: “ring” sta per gang, cricca, mentre “bling” significa in gergo gioielli appariscenti e costosi. Un nome che sembrava uscito da una serie tv, e che in effetti ci finì, prima in un’inchiesta di Vanity Fair, poi nel film di Sofia Coppola del 2013 con Emma Watson, poi in una docuserie Netflix.
Il video che riapre tutto
Il video di “House Tour” — co-diretto da Carpenter e da Margaret Qualley, star di The Substance — segue Carpenter, Qualley e l’attrice di Outer Banks Madelyn Cline mentre irrompono e saccheggiano una villa mid-century di Los Angeles. Vestiti firmati, vasca da bagno piena di bollicine, un Grammy rubato dal muro (dettaglio non così metaforico, considerando le nomination di Carpenter), una katana, persino la Gioconda appesa in salotto.
Il trio ricrea i famigerati “raid agli armadi” degli anni Dieci che divennero ispirazione per il film di Coppola. Ma c’è qualcosa di più sofisticato qui di un semplice omaggio: la scelta di girare in VistaVision — formato ad alta risoluzione tipicamente cinematografico — trasforma la villa di Los Angeles in qualcosa di grandioso e quasi oppressivo, esattamente come il “primo, secondo, terzo piano” citato nella canzone.
Il video arriva pochi giorni prima del debutto di Carpenter come headliner a Coachella — un traguardo che lei stessa aveva profetizzato l’anno scorso con un verso improvvisato sul palco del festival. Tempismo calcolato, direzione artistica curata. Tutto il contrario dell’improvvisazione. Eppure tutto dentro l’estetica del caos.
Il fascino oscuro che non invecchia
La domanda che il video di Carpenter, come il film di Coppola prima di lei, non pone esplicitamente ma lascia sospesa nell’aria è questa: cosa ci affascina tanto di una storia del genere?
I Bling Ring “adoravano le star, decisero di vivere come loro.” È uno slogan che oggi suona stranamente familiare. In un’epoca in cui le case delle celebrity vengono mostrate pezzo per pezzo su YouTube, in cui i “closet tour” valgono milioni di visualizzazioni, in cui si può comprare l’abito che ha indossato quella tal persona su Instagram tre giorni fa, il confine tra ammirare e appropriarsi si è fatto sottilissimo.
I Bling Ring non erano mostri. Erano il prodotto estremo di una cultura che li aveva convinti che la vicinanza agli oggetti giusti equivalesse alla vicinanza alla vita giusta. Sabrina Carpenter lo sa. E mentre canta con la voce più sorridente del pop 2026, porta quella storia dentro una villa di Los Angeles, la mette in scena con tre donne bellissime in lingerie e tacchi vertiginosi, e la trasforma in qualcosa di irresistibile da guardare.
La chiave sotto lo zerbino è ancora lì. Dipende solo da noi decidere se aprire quella porta.






