Un’intervista che racconta lo spirito dell’estate italiana attraverso lo sguardo dell’architetto-designer Paolo Maria Russo: tradizione balneare, cultura pop e poesia visiva tra Ischia, Procida e Capri

Capri, Ischia, Procida: tre isole, infinite suggestioni. E dietro l’estetica vibrante e senza tempo che le racconta con grazia e rispetto, c’è spesso la visione di chi sa coglierne l’anima più profonda. L’architetto Paolo Maria Russo è tra questi. Con un linguaggio che mescola rigore progettuale e senso poetico del paesaggio, ha firmato alcuni tra i progetti più iconici del Mediterraneo, interpretando l’eredità culturale delle isole campane attraverso uno stile inconfondibile: luminoso, autentico, narrativo.
In questa intervista esclusiva, realizzata per la nostra digital cover dedicata all’estate italiana, Paolo Maria Russo ci accompagna nel suo mondo creativo, tra architetture che sembrano nate con il territorio e scelte estetiche che esaltano il dialogo tra natura, storia e contemporaneità.
Ci racconta il suo rapporto personale con l’estate mediterranea – fatta di dettagli, profumi, materiali naturali – e ci svela come ogni suo progetto sia anche una dichiarazione d’amore alla tradizione italiana, al paesaggio e alla cultura popolare. Un viaggio nel suo estro progettuale e nel modo in cui riesce a trasformare ogni spazio in racconto visivo.
Partiamo dal principio: cosa significa per te “vivere Capri, Ischia o Procida con stile”?
Per me significa vivere il Mediterraneo nella sua essenza più autentica e poetica. È lasciarsi avvolgere da tre anime differenti, tre emozioni che si fondono in un’armonia unica. Capri è blu, intensa ed elegante, come il suo mare profondo e i suoi tramonti sofisticati. Ischia è verde, rigogliosa, generosa, terra di benessere e radici antiche. Procida è un abbraccio di rosa e giallo, di colori pastello e atmosfere sospese nel tempo, dove ogni scorcio racconta una storia. Vivere queste isole con stile significa rispettarne l’identità, coglierne la bellezza con discrezione, camminare lentamente, lasciarsi guidare dai sensi. Significa abitare la luce, respirare il profumo del sale e del gelsomino, ascoltare il silenzio delle albe e la voce del mare. Significa sentirsi parte di un paesaggio che non si attraversa soltanto, ma che si custodisce. Significa rispettare e riconoscere il Genius Loci.
Il Mediterraneo è ovunque, ma qui è diverso: che ruolo giocano luce, paesaggio e materiali locali nella tua progettazione?
Luce, paesaggio e materiali locali non sono semplicemente elementi della progettazione: sono l’anima stessa del progetto. Ogni mio intervento nasce dal rispetto profondo per l’autenticità del luogo, e si sviluppa seguendo un’estetica che affonda le radici nella tradizione e nella natura stessa dell’isola. A Capri, la pietra calcarea, utilizzata da sempre nella muratura a secco delle case e nei muri di confine delle ville, racconta un’architettura discreta, silenziosa, perfettamente integrata nel paesaggio. A Ischia, è la pietra verde — vulcanica, potente, viva — a definire il carattere degli spazi, richiamando la forza tellurica dell’isola. A Procida, è il tufo, scavato e modellato direttamente sul posto, a scolpire ambienti intimi e accoglienti, dove il tempo sembra sospeso.L’architettura mediterranea, così come la intendo e la interpreto, è una danza delicata tra pieni e vuoti, tra curve sinuose e linee essenziali, tra luce e ombra.
Le volte morbide, le murature che si piegano alla dolcezza del paesaggio, creano una scenografia naturale in cui la luce gioca un ruolo da protagonista, filtrando e scolpendo gli spazi, come farebbe un artista con la materia.Vivere e progettare in questi luoghi significa ascoltare, assorbire e restituire: ogni gesto architettonico è un atto d’amore verso il Mediterraneo.
Il turismo di lusso è cambiato: oggi si cerca più autenticità che ostentazione. Come si riflette questo cambio nella progettazione degli spazi?
Il nuovo lusso non ha bisogno di dichiararsi, ma di farsi vivere. Chi viaggia oggi cerca luoghi autentici, che raccontino una storia e trasmettano emozioni. Questo si riflette in spazi più intimi ed essenziali, arricchiti da materiali naturali, finiture artigianali e dettagli che evocano la memoria del luogo. Progettare per questo nuovo lusso significa offrire bellezza senza ostentazione, autenticità e un profondo senso di appartenenza al paesaggio.
Tradizione vs. innovazione: come si rinnova il linguaggio dell’architettura sulle isole di Capri, Ischia e Procida senza tradirne l’anima? Quanto c’è di te nell’arredamento di queste isole?
Rinnovare l’architettura su queste isole significa camminare in equilibrio tra rispetto e reinterpretazione. La tradizione non si imita: si ascolta, si comprende, e poi si traduce in linguaggio contemporaneo, mantenendo intatta l’anima del luogo. Le forme morbide, i materiali locali, la luce che disegna gli spazi restano centrali, ma si accompagnano a soluzioni leggere, essenziali, capaci di dialogare con il passato senza sovrastarlo. Nell’arredamento cerco la stessa armonia: ogni oggetto deve “appartenere” al contesto, come se fosse sempre stato lì. C’è molto di me in questi spazi, ma in punta di piedi. Il mio stile è presente, ma si modella sul carattere dell’isola, sulla sua voce unica. Capri, Ischia e Procida non vanno reinventate, ma celebrate con discrezione e amore.
Capri, Ischia e Procida hanno ciascuna un’identità fortissima: come si rispettano le differenze quando si progetta?
Assolutamente sì. Rispettare le differenze è il primo gesto di consapevolezza quando si progetta su queste isole. Non si può immaginare una casa procidana come una caprese o una ischitana: la conformazione del territorio, i materiali, la luce, persino il ritmo della vita sono profondamente diversi. Capri è elegante, verticale, affacciata sul vuoto e sospesa tra cielo e mare: è l’isola degli uccelli migratori, simbolo di leggerezza, lusso e visione.Ischia è solida, vulcanica, rigogliosa: un frammento di montagna staccatosi per bradisismo, che custodisce l’anima degli animali del bosco, del silenzio e della forza della terra. Procida, invece, è lenta, intima, fatta di vicoli stretti e colori tenui: è l’isola del pesce azzurro, della vita semplice e autentica, che si muove al ritmo del mare. Ogni progetto nasce quindi come un omaggio all’identità dell’isola. Non si impone una visione, ma si accoglie ciò che il luogo suggerisce, per trasformarlo in architettura. È un dialogo profondo, fatto di rispetto, ascolto e amore per la diversità.
La casa isolana del 2025: quali sono i desideri, le richieste, le tendenze di chi vuole abitare (o riabitare) le isole oggi? Qual è, invece, la richiesta più strana che ti è stata fatta?
Oggi chi sceglie di abitare le isole cerca autenticità, luce, semplicità e un profondo legame con il paesaggio. Si prediligono spazi fluidi, sostenibili, con materiali locali e un forte rispetto per l’identità del luogo. C’è un desiderio crescente di recuperare le case di famiglia, restituendo loro anima e memoria. La richiesta più particolare? Una casa capace di trasformarsi ogni volta in base alla persona della famiglia che la abita, come se si adattasse a ogni singolo vissuto. Un desiderio intimo e affascinante, che rispecchia la complessità e la profondità delle storie che le isole custodiscono.
La Dolce Vita è tornata di moda: secondo te è solo estetica o esiste un nuovo modo di viverla?
La Dolce Vita non è mai stata solo un’estetica, ma un modo di vivere che va oltre l’apparenza. Oggi più che mai, questo spirito torna rinnovato, non come nostalgia, ma come ricerca autentica di piaceri semplici e veri: la lentezza, il gusto per la bellezza quotidiana, il piacere di stare insieme e di vivere il momento.È un film, certo, ma anche una filosofia da riscoprire, fatta di equilibrio tra eleganza e naturalezza, tra gioia e introspezione. La Dolce Vita di oggi è un invito a ritrovare il senso profondo del vivere mediterraneo, tra luce, profumi e relazioni sincere.
Sostenibilità e isole: come si coniugano rispetto ambientale e design d’autore?
Rispetto ambientale e design d’autore si incontrano attraverso l’uso consapevole dei materiali locali, a chilometro zero, e l’attenzione maniacale alla qualità dei dettagli. Utilizzare ciò che il luogo offre non solo riduce l’impatto ambientale, ma valorizza l’identità delle isole, trasformando ogni progetto in un’opera unica e radicata nel territorio. La sostenibilità diventa così una scelta estetica e morale, che dà valore all’artigianalità e alla tradizione, rinnovandole in chiave contemporanea.
Quanto conta il passato nel tuo approccio progettuale? C’è un’eredità estetica che continui a portare avanti?
Il passato è fondamentale nel mio approccio progettuale: nasce dalla coscienza profonda e dalla conoscenza del genius loci, lo spirito unico di ogni luogo. Questa eredità estetica non è mai un vincolo, ma una guida preziosa che mi permette di creare architetture capaci di dialogare con la storia, rispettandone le radici e reinterpretandole con sensibilità contemporanea.
Infine, una domanda personale: qual è per te l’angolo più affascinante, segreto o sottovalutato di queste isole?
A Capri, il mio rifugio segreto è Punta Cannone, o il Sentiero dei Fortini, dove l’isola si mostra ancora intatta, sospesa tra cielo e mare, lontana dal frastuono. Ad Ischia, il silenzio avvolgente delle terme naturali di Castiglione, un’oasi dimenticata dalla frenesia della movida, custodisce il calore autentico della terra. A Procida, le conche nascoste, piccole e umane, si svelano dolcemente dal ponte di un gozzo, in un abbraccio intimo con il mare e la memoria. Sono luoghi segreti, poesie di pietra e acqua, che parlano all’anima e invitano a ritrovare il respiro lento e vero delle isole.