Si sente parlare spesso di victim blaming. Ma cosa significa? Cosa può spingere a pensare che la colpa della violenza sia della vittima?

Victim Blaming - Neomag.

Il termine Victim Blaming, sempre più spesso, cattura l’attenzione di molti. Ma cosa significa esattamente? In senso figurato ha un solo significato:

“Colpevolizzare la vittima di violenza”.

Ma quello che a noi di Neomag preme ricordare a chiunque stia leggendo è che: “NON E’ COLPA TUA!”

La violenza non si ricerca MAI

Non te la sei cercata e non c’entra com’eri vestita. I tipi di violenza che potresti ritrovarti a subire, da quella fisica a quella psicologica sono molti e,  statisticamente nella tua vita, potresti essere quella donna su tre che ne diventa vittima.

Noi di Neomag premiamo sul fatto che qualsiasi donna che si ritrova a subire violenze debba denunciare, nonostante sia uno dei passi più difficili, ostacolato da troppi fattori psicologici. Non a caso, tantissime vittime decidono di continuare a subire, credendo di non avere altra scelta. Ma quello che ci preme ricordare è che hai sempre una via d’uscita.

Victim Blaming - Neomag.

I meccanismi psicologici alla base del Victim Blaming

Abbiamo avuto modo di capire meglio i meccanismi psicologici che sono alla base del victim blaming, ovvero dell’azione di colpevolizzare la vittima e farla sentire causa della violenza subita.

Molte vittime non si rendono conto di essere vittime: secondo i dati rilevati dall’ISTAT sulle donne italiane, solo il 35,4% di chi subisce violenza da parte del proprio partner ritiene di essere stata vittima di un reato, la maggior parte pensa che si è trattato di un episodio sventurato o un’evoluzione turbolenta della relazione, anche per questo tante donne scelgono di tacere.

Secondo alcuni psicologi questo meccanismo si innesca per la paura di essere giudicate, accusate e non credute. Questo è ciò che è emerso analizzando i pensieri più comuni che impediscono a così tante donne di agire.

Chiara Ferragni e il Victim Blaming - Neomag.

La denuncia della violenza

In molteplici casi la vittima non se la sente di denunciare quanto accaduto per timore di dover fare i conti con il futuro e portare per sempre quella “vergogna” (che poi di vergogna non si tratta).

Il panico della denuncia scatta anche per la reazione che potrebbero avere i genitori/familiari nei confronti dell’accaduto. La paura della reazione di chi ci è vicino è normale perché il loro giudizio è importante, il loro sguardo è sempre rivolto verso di te e saranno sempre pronti ad accompagnarti, in qualsiasi scelta.

Secondo diversi psicologi la vittima ha paura perché potrebbe essere non creduta o minimizzata, e a volte potrebbe raccontare l’accaduto in maniera disorientante poiché il suo inconscio si sente colpevole.

Niente autorizza le violenze

Pensa sempre che se non sei tu ad esserti messa in una situazione “pericolosa”, questo non autorizza nessuno a usare violenza contro di te. Pensare di essertela cercata è una delle tipiche reazioni che impedisce a milioni di donne di esporsi.

Spesso questo sentimento di colpevolizzare la donna deriva proprio dalle donne. In molte, a differenza di empatia e comprensione, sostengono una società maschilista sempre pronta a giustificare l’uomo (in questi casi bestia) per ogni suo comportamento.

Ci ritroviamo purtroppo a vivere in una società che cova una sorta di odio inconscio e paura verso la donna. La si tratta male, nelle culture maschiliste, perché la donna può essere inconsciamente temuta dall’uomo. Per quale motivo?

Ricordiamoci che tutti noi discendiamo dalla stessa figura: nostra madre.