Anche se difficile secondo molti scegliere soltanto alcuni capolavori, abbiamo stilato una top 10 dei Film di Martin Scorsese

Film di Martin Scorsese - Neomag.

Considerato da molti un vero artista, è quasi impossibile stilare la “top 10” dei film di Martin Scorsese.

Prendendoci tutte le responsabilità del caso, in vista del suo compleanno che cade il 17 Novembre, noi di Neomag ci proviamo.
Lasciando inesorabilmente fuori capolavori sperimentali come L’ultimo valzer, titoli controversi  come l’Ultima tentazione di Cristo o The Aviator e opere di sintesi estetica forse troppo programmatiche, su tutte Hugo Cabret.

Abbiamo cercato di mettere in questa lista tutto ciò che noi consideriamo ‘i capolavori’ delle Pellicole di Scorsese.

Che il dibattito abbia inizio!



Quei Bravi Ragazzi – 1990

Al primo posto abbiamo inserito il film Quei Bravi Ragazzi. Quando si pensa a un film di Martin Scorsese, sono queste le prime immagini che vengono in mente, stampate per sempre nella memoria di intere generazioni di spettatori. Perché hanno definito, insieme a un preciso tipo di umanità, un cinema che è uguale solo a se stesso, classicamente erede della Vecchia Hollywood ma insieme modernissimo e innovativo, capace di diventare il perno fondamentale.

Come i suoi attori, Robert De Niro al suo compagno di una vita, nonché spalla sostenitrice Joe Pesci, fatti della materia di cui è fatto il cinema di Martin Scorsese.

The Wolf Of Wall Street – 2013

C’è chi lo ama e chi lo odia, ma a parità i secondi sono molto pochi. Dopo una descrizione per ogni epoca, ecco gli anni ’80 del giovanissimo regista in carriera incarnati dal Jordan Belfort in un DiCaprio mai così ruggente. L’eccessività  è scatenata, ma in linea con l’epoca e l’epos che vuole narrare; ma anche l’ironia è senza limiti, basti la scena con Leo strafatto di Quaalude (un farmaco con azione sedativa-ipnotica). Martin Scorsese con questo film ha anche lanciato la stella Margot Robbie.

Taxi Driver – 1976

È il 1976, esce Taxi Driver e la detonazione è clamorosa: il racconto esistenzialista della violenza megalomane e patetica di Travis Bickle è una bomba che non tutti sono pronti a ricevere, e che anche per questo scuote le coscienze delle platee. E poi c’è New York, che accoglie e schiva, che genera eroi e mostri che sembrano risultare la stessa identica cosa. Critiche a non finire da parte dei moralisti, ma anche la Palma d’oro a Cannes e la nomination agli Oscar  tra i migliori film. È l’abbraccio definitivo del giovane autore da parte delle istituzioni.

The Irishman – 2019

The Irishman considerata l’opera di una vita, il film con cui Scorsese tira le fila del suo stesso cinema, non solo “fuorilegge”. L’effetto molto speciale che ringiovanisce Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci & Co. è la ricerca non solo tecnologica di tornare dentro il proprio passato, se non proprio di interrompere il tempo. E De Niro che racconta a favore di camera le gesta del suo “irlandese” pare una lezione sul cinema (non solo criminale) come si faceva una volta e ora non si può fare più. Celebrato e insieme sottovalutato, è il film-testamento che testamento non è: a quasi ottant’anni, Marty è ancora un ragazzaccio con molte cose da raccontare.

Toro Scatenato – 1980

La regia qui è perfetta, come il bianco e nero di Michael Chapman e il montaggio concitatissimo della fidata Thelma Schoonmaker. La prova larger than life di Robert De Niro, giustamente riconosciuta dall’Academy. Una biografia fin troppo classica si trasforma nell’occasione per rivoluzionare il cinema sportivo, di cui Scorsese mantiene, anzi esalta, l’epica ma non la retorica. Scorsese, seppur scatenatissimo, sembra quasi scomparire, ma firma l’opera inserita dall’American Film Institute al quarto posto della classifica dei migliori film USA di sempre (e al primo di quelli a tema sportivo).

The Departed – Il Bene e Il Male – 2006

Un’ironia della sorte che pare quasi uno sfregio: con questo film Scorsese vince il suo primo Oscar come miglior regista dopo cinque nomination andate a vuoto. E lo fa con il remake (anche se molti ancora non lo sanno) dell’action cult “made in Hong Kong” Infernal Affairs. Molti sostenitori di Scorsese non ne vanno matti, nonostante il successo globale. Ma si può dire che non sia uno dei più solidi thriller dei primi 2000. E poi, al terzo film insieme, c’è la consacrazione di Leo DiCaprio come attore scorsesiano “totale”.

Casinò – 1995

I “goodfellas” si spostano tra i tavoli verdi e le roulette della Las Vegas degli anni ’70. Ma non perdono la loro forza rabbiosa e la continua capacità di far alzare l’interesse al mafia movie. Ancora Robert De Niro e Joe Pesci, più una Sharon Stone da cui nessun regista aveva mai saputo tirare fuori una tale energia. Una delle produzioni «più difficili da girare», per ammissione dello stesso autore, e anche un’opera che divise i critici di tutto il mondo.

L’età Dell’innocenza – 1993

Da molti considerato uno Scorsese minore, è in realtà uno dei suoi capolavori più silenziosi. Alla base c’è il romanzo di Edith Wharton, apparentemente lontano dalle simpatie dell’autore. In realtà, una Michelle Pfeiffer al suo apice serve a Scorsese per affrescare quella della “sua” New York di fine ’800, mentre la società sempre più mista ribolle e si codificano le fondamenta del mito metropolitano. Quasi un prequel del futuro Gangs of New York. Il protagonista maschile, dopotutto, è lo stesso: Daniel Day-Lewis, indimenticabile pure lui.

Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno – 1973

Questo è il film da molti considerato il vero primo capolavoro di Scorsese. Di certo quella che da subito pare seminale: per l’aderenza al racconto “dall’interno” della New York 70s e per la capacità di definire immediatamente uno stile. Anche grazie alla scelta dei personaggi, che saranno la sua famiglia filmica per sempre: Robert e Harvey si prendono la scena, e il cinema non soltanto americano cambia per sempre.

Re per una notte – 1983

Dopo tutti i titoli di Martin Scorsese culminati con l’apoteosi di Toro scatenato, De Niro cambia pelle. Veste i panni sarcasticamente auto-citati nel recente Joker, ma dall’altra parte di un aspirante comico disposto a tutto pur di diventare famoso in televisione. Tutto in una notte, che dà a Scorsese la possibilità di dimostrare ancora una volta il suo incredibile talento nel maneggiare la regia e lo spirito degli “humans of New York”. La commedia e la tragedia non sembrano avere soluzione di continuità.